giovedì 6 marzo 2008

2. Le soluzioni

La classe politica che ha gestito finora il potere ha ampiamente dimostrato di non essere assolutamente in grado di elaborare un modello alternativo, principalmente per lo squallido attaccamento agli enormi privilegi che la loro posizione gli garantisce, in un sistema in cui l’obiettivo principale di ogni individuo consiste proprio nel raggiungimento di una posizione di privilegio, ad ogni costo.

In realtà gli strumenti necessari al cambiamento sono già a nostra disposizione: la proposta per uscire dalla crisi consiste nel potenziare l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in particolare internet, in modo che tutti abbiano accesso alla rete. In questo modo si potrà operare a tre livelli rinnovando la politica (1), rilanciando l’economia (2), e ristrutturando il mercato del lavoro (3).

Primo. Per mezzo della rete si potrà realizzare un nuovo modello di democrazia “diretta” che riduca (oltre al numero e allo stipendio) il ruolo dei politici a compiti puramente amministrativi e aumenti il peso della volontà popolare nel prendere quelle decisioni che avranno poi un impatto sulla nostra esistenza: di volta in volta si potrà creare delle commissioni, formate dagli esperti più accreditati e autorevoli nel settore di interesse (ambiente, infrastrutture, sanità, fisco, ecc.) provenienti dall’accademia, dalla ricerca e dall’impresa, che propongano una lista di alternative ognuna sinteticamente illustrata con relativi pro, contro e possibili conseguenze. In questo modo la popolazione potrà prendere le sue decisioni con piena cognizione di causa, e comunicarle per mezzo della rete. Questo modello è già oggetto di studi e dibattiti ed è definito e-democracy.

Secondo. Come già detto il confronto con avversari commerciali che utilizzano materie prime nocive e sfruttano una forza lavoro ai limiti della schiavitù non è libero mercato, è concorrenza sleale! Per questo è necessario un patto d’onore tra produttori e consumatori, in cui i consumatori si impegnano a scegliere solo prodotti nazionali, e i produttori a ridurre i prezzi e incrementare la qualità. Il tutto con un monitoraggio capillare delle filiere, per ridurre i passaggi e verificare le caratteristiche dei prodotti. L’importazione sarà limitata a quei beni che non sono producibili sul nostro territorio (caffè, cacao, ecc.). Inoltre si farà uno sforzo per supportare l’incremento della qualità di quei prodotti dove al momento non siamo leader (ad es. informatica e telefonia). In questo modo la ricchezza nazionale resterà all’interno del paese, e le nostre aziende miglioreranno le proprie performance potendo così assumere di più e pagare meglio.

Terzo. Attraverso un potenziamento della rete si potrà delocalizzare la maggior parte delle occupazioni. In questo modo la gente potrà spostarsi dalle megalopoli a borghi antichi ristrutturati e resi tecnologicamente innovativi, incrementando la qualità della vita e riducendone enormemente il costo. Si ridurranno così al minimo gli spostamenti sia delle persone (con conseguente riduzione dello stress e incremento del tempo libero) sia delle merci, a partire dai prodotti alimentari, utilizzando per quanto possibile quelli locali (con conseguente riduzione dell’inquinamento e dei costi, e incremento della qualità). Inoltre i bimbi potrebbero finalmente tornare a crescere a contatto con la natura.

Tutto ciò in realtà sta già accadendo, basta pensare a come funzionano i call center dove la collocazione di chi risponde non ha alcuna importanza.

Per quanto riguarda la politica estera, tutti abbiamo ormai compreso chiaramente che i valori della democrazia e del rispetto dei diritti umani non si possono trasmettere attraverso la violenza. Dato che di paesi che affrontano le crisi internazionali mandando gli eserciti ce n'è in abbondanza, cerchiamo piuttosto di dare l’esempio suggerendo un modo diverso di affrontare i problemi, e invece di partecipare a spedizioni militari (anche se di “peace keeping”) iniziamo ad utilizzare quei soldi lanciando solidi programmi di sviluppo in paesi del terzo mondo.

Per contrastare i disastri che stanno compiendo i cinesi in Africa e i russi in Asia Centrale (e quelli che hanno compiuto i paesi occidentali durante il periodo coloniale), una proposta innovativa potrebbe essere di adottare un paese in via di sviluppo, ad esempio offrendo know how (training, istruzione, cultura) in cambio di materie prime. Si potrebbe iniziare con i vicini popoli che vivono intorno al deserto del Sahara, che in cambio di un supporto per lo sviluppo potrebbero fornire, ad esempio, energia solare (ved. il progetto TREC, Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation - http://www.desertec.org).

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